Since 1985
La Storia dei Floris
Produzione di campanacci sardi
Un’arte familiare che si tramanda da generazioni…

Floris

Floris

Floris
A Tonara, piccolo borgo sardo immerso nelle montagne, l’arte dei campanacci ha un nome ben preciso: Floris. Da generazioni, questa famiglia porta avanti una tradizione artigianale unica, fatta di pazienza, dedizione e una conoscenza profonda della lavorazione del bronzo. Marco Floris, 34 anni, è oggi l’erede di questa lunga storia, raccolta dal padre Ignazio e condivisa con il fratello Salvatore, che si sta avviando sulla stessa strada.
Per i Floris, ogni campanaccio non è solo un oggetto, ma una creatura viva, dotata di un suono unico e irripetibile, capace di identificare un gregge da lontano. La loro produzione segue un processo meticoloso di ben 26 fasi, durante le quali bronzo e altri metalli si trasformano in strumenti sonori richiesti dagli allevatori di tutta la Sardegna e oltre.
Marco sa che il mestiere richiede tempo e fatica e che spesso il mercato non ripaga gli sforzi. Tuttavia, chi cresce immerso nella cultura dell’artigianato ne diventa quasi prigioniero, legato da un filo indissolubile a una tradizione che ha superato i due secoli di storia. I pastori sardi, clienti principali della famiglia Floris, hanno esigenze specifiche: ogni zona della Sardegna richiede campanacci con suoni diversi. I pastori di Desulo, ad esempio, prediligono tonalità adatte alla montagna, mentre nel Campidano le esigenze cambiano a seconda della grandezza del gregge e della vicinanza di altre aziende.
Oltre alla pastorizia, i campanacci di Tonara rivestono un ruolo fondamentale nelle maschere tradizionali sarde. Ogni gruppo ha le proprie preferenze: i Mamuthones, per esempio, utilizzano vari pezzi disposti in un ordine ben preciso, mentre a Ottana si richiedono campanacci di dimensioni maggiori. Fonni, Orotelli e Ortueri hanno altre specifiche, confermando come l’arte della famiglia Floris sia profondamente radicata nella cultura sarda.
La crisi del settore agropastorale ha inevitabilmente influito anche sulla produzione dei campanacci. Con il calo del prezzo del latte, gli allevatori hanno sempre meno risorse da destinare al rinnovo del parco campanacci. Tuttavia, la tradizione resiste, anche grazie ai pastori sardi emigrati in altre regioni d’Italia, come Toscana, Umbria e Lazio, che continuano a richiedere i pezzi realizzati a Tonara.
Un tempo, i pastori dedicavano maggiore attenzione alla cura dei campanacci, che, se trattati bene, potevano durare una vita intera. Marco Floris sottolinea come sarebbe buona pratica avere campanacci diversi per l’estate e per l’inverno, ingrassandoli e conservandoli con cura, una regola che oggi spesso non viene seguita.
Nonostante la concorrenza delle campanelle prodotte nel nord Italia, in Svizzera e in Austria, i campanacci di Tonara continuano a distinguersi. La differenza principale sta nella lavorazione: mentre le campanelle sono prodotti ripetibili e più pesanti, i campanacci sardi sono strumenti unici, accordati manualmente per ottenere suoni personalizzati. “Siamo quasi dei musicisti”, dice Marco, “e ogni partita di campanacci deve avere la giusta accordatura, frutto di un paziente lavoro manuale”.
La bottega della famiglia Floris è un simbolo di resistenza e passione. Nonostante le difficoltà, questa arte bicentenaria continua a vivere, portata avanti con orgoglio. “Se mio figlio vorrà proseguire questa tradizione – conclude Marco – sarò felice di insegnargliela. Non si arricchirà, ma avrà il privilegio di essere immerso nella storia”.